LEGGE SULLA MONTAGNA
Per responsabilità amministrativa ed istituzionale ho la necessità di approfondire, nei prossimi giorni, in modo completo i contenuti della Conferenza Unificata, in merito al cosiddetto Decreto Montagna, con particolare attenzione ai criteri adottati, alla loro sostenibilità giuridica e solidità tecnica, anche in relazione alla veridicità statistica dei dati utilizzati.
Da una prima analisi mi corre evidenziare quanto segue.
Nel corso degli ultimi mesi, il sottoscritto e il Comune di Quiliano hanno partecipato attivamente a tutti i tavoli di confronto istituzionale, rappresentando con continuità preoccupazioni e criticità riguardo alle modalità e ai metodi utilizzati nel processo di definizione dei nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, così come proposti dal Ministro Calderoli. Modalità che, sul piano politico e istituzionale, si confermano discutibili.
L’impostazione del decreto ha infatti assimilato in maniera automatica e indifferenziata contesti alpini, prealpini e appenninici, ignorando le profonde differenze storiche, sociali, economiche e infrastrutturali che da sempre contraddistinguono questi territori. La “montanità” non può ridursi a un semplice dato altimetrico: essa rappresenta un insieme complesso di condizioni strutturali quali l’isolamento geografico, la fragilità idrogeologica, i microclimi penalizzanti, la carenza di servizi essenziali, le difficoltà di accesso e la debolezza del tessuto economico. Tali elementi non risultano adeguatamente considerati dalla normativa in oggetto.
Dopo mesi di un confronto spesso sterile e divisivo, è legittimo interrogarsi se questa non-riforma sia valsa davvero lo sforzo profuso. I numeri, purtroppo, parlano chiaro: “la montagna ha partorito un topolino”. Se lo stesso tempo fosse stato impiegato per definire in modo condiviso misure concrete volte a risolvere i problemi reali della montagna – invece che per discutere su chi dovesse essere incluso o escluso – si sarebbe reso un servizio ben più utile al Paese e, soprattutto, alle cittadine e ai cittadini delle aree appenniniche.
L’obiettivo dichiarato di valorizzare le zone montane italiane superandone gli svantaggi strutturali attraverso incentivi economici, fiscali e sociali, risulta dunque palesemente mancato.
In qualità di componente del Consiglio Nazionale di ANCI, esprimo inoltre dissenso motivato rispetto alle recenti dichiarazioni del Presidente nazionale Fioravanti, secondo cui il Decreto Montagna costituirebbe una “misura che rafforza i Comuni montani e favorisce gli investimenti”. Una lettura che non trova riscontro né nei contenuti né negli effetti concreti del provvedimento.
A conclusione di una analisi completa degli atti amministrativi prodotti, mi riservo di valutare le azioni conseguenti da intraprendere nel rispetto delle sedi istituzionali competenti sia sul piano politico associativo che istituzionale.
STRADA PROVINCIALE 29 DI CADIBONA – TAVOLO DEL PORTO
Giovedì scorso ho partecipato a una nuova riunione del Tavolo del Porto, il luogo di confronto tra il sistema portuale, i Comuni del comprensorio e le associazioni di categoria.
In questa sede ho nuovamente ribadito con forza la necessità di interventi urgenti sulla Strada Provinciale n. 29, nel tratto che attraversa l’abitato di Cadibona. Si tratta di una problematica che come Comune di Quiliano segnaliamo da anni, già affrontata in più occasioni con la Provincia di Savona, proprietaria della strada, e portata all’attenzione anche dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.
Oggi non sono più sufficienti rassicurazioni: servono risposte concrete, sia sugli interventi strutturali sia sulla gestione del traffico portuale che insiste sulla SP 29. La situazione è diventata insostenibile per i residenti di Cadibona, che da anni subiscono pesanti disagi, ulteriormente aggravati dal traffico deviato dall’autostrada Savona–Torino, con flussi continuativi H24.
Al Tavolo ho ribadito con chiarezza che questa criticità non è più rinviabile. L’obiettivo del Tavolo del Porto resta quello di mantenere un dialogo costante tra porto e territorio e di migliorare il rapporto tra porto e città.
Durante la riunione sono stati illustrati i principali progetti in corso nei porti di Savona e Vado Ligure, con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità stradale e ferroviaria, fondamentali per la qualità della mobilità e della vita urbana.
È stata condivisa la volontà di proseguire il confronto e di riconvocare a breve il Tavolo, con l’impegno a lavorare in modo collaborativo e concreto.
POSTAMAT A VALLEGGIA DI QUILIANO: A CHE PUNTO SIAMO
Come Sindaco e come Amministrazione ci siamo mossi in modo attivo e concreto per ottenere l’inserimento dell’ufficio postale di Valleggia nel Progetto Polis di Poste Italiane, tra i primi in Italia. Il progetto è attivo e funzionante e prevedeva anche l’installazione di uno sportello ATM Postamat.
Dopo numerosi solleciti, Poste Italiane ci ha comunicato che l’ATM non poteva essere installato nella sede di via Diaz a causa del blocco dell’assemblea condominiale.
A quel punto, come Comune, abbiamo immediatamente messo a disposizione una nuova sede pubblica, in Piazza della Chiesa n. 6, vicino all’ex S.M.S. Aurora, pienamente conforme alle richieste di Poste Italiane.
Il Comune ha realizzato il basamento e predisposto gli allacci elettrici.
A fine dicembre il nuovo ATM Postamat è stato posizionato, ma non è ancora operativo.
Abbiamo più volte sollecitato Poste Italiane, ma è bene essere chiari:
l’attivazione e la gestione del Postamat non dipendono dal Comune, ma esclusivamente da Poste Italiane. Continueremo comunque a sollecitare finché il servizio non sarà attivo.
Ricordo inoltre che la gestione del Bancomat BPER di Piazza Caduti Partigiani è di competenza esclusiva della Banca stessa. Ribadisco infine che ho più volte richiesto l’insediamento di un nuovo sportello bancario a Quiliano, sia all’Associazione Bancaria Italiana sia ai singoli istituti di credito.